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MESSINA, 31 Lug - Un milione e duecento mila passeggeri perso dal 2006 al
2009, diecimila corse in meno negli ultimi quattro anni, trend negativo in
tutti i comparti traghettamento di mezzi, dalle autovetture ai mezzi
pesanti. Dati allarmanti per la Cisl di Messina per il trasporto nello
stretto da parte del vettore pubblico RFI Bluvia. “Numeri – affermano il
segretario generale Tonino Genovese e i responsabili di settore della
Federazione trasporti della Cisl Enzo Testa e Michele Barresi – che
confermano quanto da tempo viene denunciato. Nello stretto di Messina è in
atto una vera e propria smobilitazione da parte di Ferrovie dello Stato. Una
smobilitazione silenziosa che nessuno vuole vedere”.
“I dati – proseguono i responsabili della Cisl - che risultano da uno studio
a consuntivo sui volumi di traffico passeggeri e merci sia ferroviario che
gommato traghettato sullo stretto, dagli anni 2006 al finire 2009 relativi
al vettore di trasporto pubblico RFI Bluvia, manifestano un trend nettamente
negativo dalla gestione ex Ceci a quella odierna dell'ing. Palazzo che
possiamo definire fallimentare a meno che, cosa più probabile, non si voglia
leggere dietro i numeri una precisa politica di abbandono e rinuncia al
servizio e a un guadagno che si ritiene opportuno lasciare ad altri
vettori”.
Ecco i numeri:
Navigazione e attraversamento.
Le corse navi totali effettuate dal servizio pubblico sono passate da 47.000
a 36.900 in quattro anni. Dal 2006 a fine 2009 il totale delle autovetture
annue trasportate tra le sponde dello stretto da RFI Bluvia passano da
327.000 a circa 203.000 con una perdita di oltre 124.000 unità; il passaggio
di roulotte si dimezza da 12.000 a meno di 6.000, i pullman da oltre 4.500
annui a 860 attuali. I mezzi gommati pesanti (autocarri e autotreni) da
circa 200.000 a 164.000. Oltre un milione e duecentomila i passeggeri in
meno trasportati tra le due sponde .
Mentre, dai dati complessivi, il traffico passeggeri e merci gommato sullo
stretto è tendenzialmente aumentato, il vettore pubblico perde fette di
mercato consistenti e senza andare lontano il delta negativo tra 2008 e 2009
si attesta ad una riduzione del 20% sul traffico viaggiatori il 16% del
traffico gommato leggero e oltre 10mila mezzi gommati pesanti in meno. I
responsabili di RFI Bluvia evitano da sempre un confronto sui volumi di
trasporto gommato e passeggeri chiesto più volte dai sindacati.
Sul ferroviario la musica non cambia. Solo dal 2008 al 2009 sono state traghettate 5445 carrozze treno in meno,
che diventano 11000 in meno se si prende a riferimento l’arco temporale che
va dal 2006. Segnale, questo, del taglio dirompente di offerta treno
passeggeri a lunga percorrenza che Trenitalia ha operato alla Sicilia in
pochi anni.
Per quanto concerne il trasporto merci su ferro traghettato, sebbene in
parte influenzato da un complessivo periodo di crisi del settore, le cifre
sono allarmanti: da 121.000 carri traghettati nel 2006 agli odierni 69.000
con una riduzione prossima al 50%.
Unica nota in controtendenza il traghettamento delle merci pericolose in
leggero aumento specialmente su rotaia: 1940 ferrocisterne nel 2009, quasi
un centinaio in più rispetto all'anno precedente. Una domanda a cui RFI ha
inspiegabilmente risposto, nel nuovo piano produzione 2010-2011, con una
riduzione delle corse nave dedicate a questa tipologia di trasporto.
Mezzi veloci. Non certo migliore è la situazione del trasporto sui mezzi veloci in cui la
gestione RFI Bluvia sino al 2009 ha visto la riduzione in quattro anni di
circa 330.000 viaggiatori, attestandosi nel 2009 a quota 619mila
trasportati-anno.
“In tale contesto – si chiedono Genovese, Testa e Barresi - quale è il senso
commerciale della scelta di lasciare ferma la terza nave ferroviaria
soprattutto in un periodo dell'anno, come quello estivo, di forte esodo?
Quale armatore si affiderebbe, per un servizio potenzialmente lucroso, a un
naviglio di un'età media di oltre 30 anni i cui ultimi acquisti sono due
barconi chiamati Razzoli e Budelli? Perché ci si ostina ad annunciare un
potenziamento della flotta procrastinandone poi nel tempo i fatti? A fronte
di una evidente politica commerciale finalizzata alla dismissione del
settore navigazione il Gruppo FS, che come ha più volte ha dichiarato il
proprio amministratore delegato Mauro Moretti ‘non ha una specifica
vocazione armatoriale’, con quale finalità entra nel consorzio Metromare?”
Il vettore pubblico, ricorda la Cisl, partecipa in quota minoritaria (40%)
rispetto a Ustica Lines e con una previsione in bilancio di un passivo di
20.000 euro mensili. Visto l'interesse manifestato da altri vettori privati
- Snav, Ustica e adesso Taranto Navigazione - viene da chiedersi perché, RFI
Bluvia non abbia ritenuto opportuno e vantaggioso gestire da sola in toto il
servizio investendo in esso anche con l'acquisto di nuovo naviglio come pare
stia per fare il socio Ustica Lines.
“La preoccupazione – lancia l’allarme la Cisl – è quella che il servizio di
collegamento veloce tra le sponde dello stretto gestito da Metromare, nato
grazie alle lotte dei lavoratori e del sindacato, possa diventare il cavallo
di Troia che porti RFI Bluvia ad abdicare definitivamente al ruolo di
vettore di trasporto pubblico passeggeri sullo stretto”.
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